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Storie di ordinaria follia: l’apparato pubblico ai tempi del Covid

Publish date: 2 Aug 2020
Tags: covid stupidita persone italiani pubblico incompetenza follia smart-working

Nel lavoro, come nella vita, possono presentarsi spesso delle delusioni. Esse derivano, a volte, a causa di incomprensioni oppure di inefficienza da una delle parti. Ci sono situazioni in cui, invece, è palese una non volontà di fare le cose per bene. In questi casi, a mio avviso, i responsabili dovrebbero essere ritenuti tali e non, come spesso accade per Italica tradizione, risolversi tutto in un mucchio di carte protocollate e archiviate da qualche parte, dimenticate dopo pochi mesi.

Inauguro dunque un nuovo argomento, Storie di ordinaria follia, in cui racconterò alcuni aneddoti ed eventi che sono accaduti in questi ormai quasi 20 anni di attività. Sono storie di e con clienti o potenziali o con persone incontrate lungo la mia strada, che sono finite o dopo anni di collaborazione o, in alcuni casi, ancor prima di nascere. Lo scopo è raccontare cosa accade nel mondo reale (che è ben distante dalla propaganda che fanno i politici e dai commenti di perfetti idioti sui Social) e cosa voglia dire lavorare, al mondo d’oggi, a contatto con il mondo. Quello vero, quello reale.

Questa storia parte da lontano - circa dieci anni fa - e vede come protagonista un ente pubblico. E’ un Comune che, per ovvie ragioni, non citerò.

IL BANDO NASCOSTO

In quel periodo ero costantemente alla ricerca di nuovi clienti in quanto la crisi del 2008 ne aveva fatti fallire un po’ (o, se non falliti, avevano deciso di ridurre gli investimenti infrastrutturali). Avevo alcuni clienti tra gli Enti Pubblici con cui avevo (e, con alcuni, ho ancora) un ottimo rapporto per cui guardavo con un certo interesse i siti dei Comuni per capire quali fossero le loro necessità ed esigenze. Mi imbatto dunque in una richiesta di questo Comune. Era ben nascosta, in una pagina interna del vecchio sito, ben celata e ben camuffata in mezzo a mille altre comunicazioni. Dicevano di avere bisogno di un nuovo sito e di un nuovo gestore di posta elettronica e le offerte sarebbero state accettate fino a pochi giorni dopo. Piena estate.

Ho dunque deciso di partecipare. Ho contattato subito il Comune e chiesto indicazioni su come procedere. Erano molto impreparati. Alcuni sembravano non sapere di cosa si stesse parlando. Alla fine sono riuscito ad ottenere le informazioni ma - di fatto - non erano confortanti. La scadenza sarebbe stata la domenica sera (cosa alquanto bizzarra) e dunque avrei dovuto consegnare tutto entro il giovedì in quanto il venerdì l’ufficio sarebbe stato chiuso per malattia di un dipendente e indisponibilità di un altro. “Non accettiamo raccomandate, solo consegne manuali”. Non so quanto la cosa fosse regolare ma… Unico modo: compilare e correre, prendere l’auto e andare fino al Comune. Circa un’ora e trenta d’auto per andare e l’equivalente per tornare, ma sono riuscito nell’intento.

Dopo circa una settimana sono stato contattato e avvisato che la mia offerta era la più bassa, per cui mi hanno suggerito di prendere contatti con il referente (un Assessore, molto motivato e positivo) per l’organizzazione della cosa. Sono state organizzate riunioni con assessori e dirigenti, a cui ho partecipato, abbiamo provveduto a fare proposte, a fare, a disfare, a cambiare mille volte scritte, colori, posizioni, a migrare… tutto regolare, tutto va in porto. Tutti soddisfatti. Tranne una figura, un consulente che gira sempre intorno a quell’ente che, senza troppi giri di parole, mi lascia chiaramente intendere che non si aspettavano altre offerte e che lui aveva dato per scontato che l’appalto l’avrebbe preso lui. Motivo per cui la sua offerta non solo era superiore alla mia, ma circa di 5 volte tanto. Ammetto che la mia, per aggressività commerciale, fosse estremamente competitiva ma il doppio sarebbe stato più che adeguato. 5 volte tanto sarebbe stato un furto.

I PRIMI PROBLEMI

Passano circa 8 anni, cambia la giunta e decidono di rifare il sito. Non mi interpellano in quanto avevano già identificato l’impresa che avrebbe effettuato il lavoro. Io lo vengo a scoprire a cose fatte quando, di fatto, mi chiedono di mettere online il nuovo sito su altro hosting, non mio, contravvenendo a qualunque accordo e contratto di fornitura. Decido comunque, pur facendolo notare, di assecondarli in quanto comunque hosting di alcuni servizi e posta sarebbero rimasti da me. Ma di quell’appalto sul nuovo sito non c’era e non c’era stata traccia tanto nel loro sito precedente quanto su MEPA. Assegnazione diretta, probabilmente. Possono farlo e, per ragioni di fiducia, a volte è la soluzione migliore. Un po’ meno quando però si va a dismettere un sito a norma per metterne uno nuovo fuori da qualunque criterio (anche legale) di leggibilità e utilizzabilità.

NON PAGANO PIÙ

Passato questo scoglio comunque col sorriso, diventa difficile farsi pagare per i servizi in essere. Devono fare determine e delibere ma non procedono mai e, tra mille scuse, passa un anno. Addirittura dicono di essersi “dimenticati” della pratica e che a bilanci chiusi sarebbe stato un problema, avrebbero saldato tutto l’anno successivo. Arrivati all’anno successivo, inizio ad essere più insistente. Comincia a mobilitarsi la macchina dei pagamenti ma cominciano dei problemi: devo effettuare un aggiornamento importante al server su cui sono ospitati e questo prevede, ovviamente, la dismissione del supporto di alcune vecchie versioni di sistemi di sicurezza. Appena mettiamo il tutto in produzione, doccia fredda: metà delle loro macchine è ancora su Windows XP o Windows Server 2003 (!!!) e relative versioni di Outlook. Il risultato è che i mail server non accettano crittografie così vecchie e i loro software non supportano quelle attuali. E i loro politici non vogliono usare la webmail.

Spiego che posso girarci un po’ intorno ma devono mettere, anche per ragioni legali, in sicurezza le loro macchine e i loro PC. Non rispondono, mi chiedono un preventivo per l’anno successivo. “Sempre la stessa cifra, ovviamente mettete a bilancio anche gli arretrati”.

Scopro poi che avevano già messo a bilancio e pagato (anche più di quello che sarebbe stato il ridicolo compenso che chiedevo loro per i loro hosting, con oltre 150 caselle di posta, ecc.) un consulente - sempre il solito - per studiare un sistema per migrare la posta da un’altra parte. Li agevolo nella migrazione e chiedo, di nuovo, di essere pagato per gli anni precedenti. Fanno promesse, trovano scuse, rimandano…”intanto agevolaci ad uscire, poi ne parliamo”.

Ad un certo punto scatta il pensiero di non volerli più sentire per cui li agevoli come puoi. Anche se non è giusto, anche se rischi di non vedere più un euro, a quel punto.

Una mattina un assessore decide di mandare un allegato, via e-mail, di 130 MB a 15 caselle esterne e 4 interne. Inutile dire: la cosa non funziona. Mi scrive il tecnico interno (persona seria ma, purtroppo, con poco potere), preoccupato. Gli spiego la situazione e capisce perfettamente il punto. Ritengo chiuso il discorso quando il giorno dopo arriva la sorpresa: il responsabile mi manda una e-mail di protesta e richiesta di risoluzione (“devono poter mandare allegati di qualunque dimensione”) minacciando l’interruzione di pubblico servizio.

Ecco il problema del lavorare con certe persone: loro non rischiano mai niente. Mandare allegati di quelle dimensioni è impossibile (tanto che veniva rifiutato dai gestori di destinazione su cui io, ovviamente, non ho alcun controllo), eppure lo pretendono. Se non riescono, a loro non costa nulla metterti nei guai. Ma se sono loro a non pagare o andare contro la legge, fanno spallucce e finta di niente.

Puoi denunciare. Dopo anni e tante spese legali, forse, ti danno ragione. Ma a che prezzo? Stress, pensieri, tribunali, avvocati. Devono essere grosse cifre, altrimenti non ne vale la pena.

Ma poi, mi chiedo, che tipo di vantaggio ne possono avere?

L’ente ha già messo la cifra a bilancio. Per loro stessa ammissione hanno già i soldi in cassa.

Credo che ciò che a volte scatti sia il bisogno di potere. E più sono mediocri, più applicano questo potere solo per divertirsi, solo per accrescere il proprio ego.

Inizia il lockdown. La migrazione si interrompe. Non mi dicono più nulla. “Siamo tutti in smart working, in ufficio non c’è nessuno, non possiamo certo fare modifiche del genere in questo momento”. E pagare? “Adesso è tutto fermo, ne riparliamo dopo l’estate. Forse.”

La migrazione è terminata pochi giorni fa. Non rispondono più alle e-mail, si negano al telefono. L’unico con cui riesco a parlare è il tecnico che, come è giusto che sia, non sa cosa dirmi.

Tutto il pubblico è paralizzato, mi dicono, a causa dello smart working.

Non è stato il Covid-19 a creare questa situazione ma una mala gestione che, in questo caso, continua ad imperversare in questo specifico ente. E’ una gestione di alcuni enti pubblici e alcune imprese che può permettersi di fare quello che vuole e non pagarne le conseguenze.

Molte aziende, ad Agosto, saranno chiuse per Ferie. Chiedo: quanti dipendenti saranno invece, in teoria, in cassa integrazione?

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